Paleosidra palolitica

articolo di Jakoba Errekondo
pubblicato sul settimanale in euskara ARGIA,
numero 2.391 del 17 Novembre 2013

http://www.argia.com/argia-astekaria/2391/paleosagardoa

L’altra volta parlavo della gastronomia = mulonomia. Anche se lo scrittore di genio che fu Montalban mi fecce capire che sono contro la gastronomia, mi è difficile pensare ad un mobile da me più venerato della tavola. Bisogna alimentare la macchina che muove la testa. Mangiare e bere. Un produttore di sidro scrive così nell’etichetta: “ bere e far bere”. Si è tanto imparato sul mangiare-bere nella nostra tavola, io soprattutto.

Moko=McIntosh, mela al quadrato. Per molti enologi di oggi, la varietà di mela Moko è la migliore per fare il sidro. Bisognerebbe chiedere agli amanti della sidra (la sidra, il sidro). L’ho imparato a tavola: un anno non ci furono mele e pare che arrivò un treno pieno di mele McIntosh. E che sidra che ne uscì!  Da quell’anno, nei frutteti di meli non manca la varietà Makintox. Mac, McIntosh e la mela, Apple.

Siccome imparare = insegnare, sono andato lontano con l’Università della Sidra, in Italia. Anche lì si fa un pò di sidro, a nord, ma lo fanno dolce. L’Associazione Culturale Euskara e il Dipt. Lingua e Cultura Basca dell’UPTER volevano il sidro fatto come da noi nei Paesi Baschi e invece di importarlo, hanno avuto il coraggio di farlo lì. E’ così che abbiamo preparato il cesto e ci siamo incamminati alla cultura mediterraneo atlantica. A Genzano (RM) e a Casaprota (RI). Ad imparare sull’olio e l’uva e insegnare sulla sidra. Hanno ascoltato con interesse i racconti sulla sidra. Ma poi bisognava farla. Le mele ancora non c’erano, né schiacciamele, né niente, senza vergogna, siamo andati avanti. Dovevamo riempire due barrique di 225 litri l’una e abbiamo lavorato in gruppo, con spirito popolare.

In euskara fino a pochi anni fa la città di Roma la si chiamava Erroma. Ma si sa che la R della città eterna è dolce e adesso il nome è stato cambiato e viene chiamata Eroma.

Siamo andati ai colossali mercati generali di Roma; tra le mele in mercato abbiamo comprato le Granny Smith d’origine australiana, 701 Kg, 51 casse, intorno a 60 mele a cassa, 3060 mele. Non avevamo il tritamele e abbiamo dovuto schiacciarli a mano, coi pali e con le pietre. 4 colpi ad ogni mela. 12.240 colpi. Paleosidra. Botte per le botti e bella festa la nostra.

Ed è stata la festa che ha tirato del filo: alcune nonne e nonni ci hanno portato  il racconto della mela “citriola” che in alcune case si raccoglie e conserva per tutto l’anno, il direttore dei veterinari della FAO ed un carabiniere ci hanno prestato alcuni attrezzi, il sindaco del paese ci ha offerto il suo torchio, una ventina di persone si sonno immerse nel  lavoro volontario…

Attorno alla nuova sidra italiana si è generato un grande mondo: nonne siciliane e sarde, rumeni dall’intelligenza fine, romani del movimento di occupazione casa e hippy, famiglie benestanti sud americane coi cognomi baschi, barrique francesi, spiegazioni tradotte in italiano dall’euskara… Tutti al lavoro, al modo italiano ma al lavoro. E quanto è bello il lavoro! Nel gruppo c’era anche un famoso scrittore colombiano di cognome d’origine ganboina che faceva col figlio la cosa più basca che avessero mai fatto, in estasi, mossi tutti dall’attività.

Roma mela e amor di pietra.

Jakoba Errekondo,  mandio@zerain.com

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