Sinopsis di "Negutegia" (della scrittrice Ixiar Rozas)

Presentiamo brevemente i quattro capitoli del romanzo:

I- Gli occhi di Omar
II- Emi e il tempo
III- Omar e lo spazio
IV- Parentesi aperte

In grassetto la traduzione originale delle prima parte di ogni capitolo ed a seguire un riassunto dello stesso.


I- Gli occhi di Omar

“Il silenzio era un grillo affamato. Tutti avevamo fame. La fame attraversava i nostri corpi come un pesce nel mare, come quando tutte le parole che si vogliono dire entrano nel silenzio.

Quando arrivai in Gorgona chiesi a Gastone che cosa intendesse per silenzio e mi disse di aspettare i grilli. Lui ascoltava soltanto i grilli e le cicale, di notte, quando si chiudeva il giorno.

Adesso sento soltanto il mare. E il silenzio si è trasformato in una domanda aperta. O in una risposta. Perché nelle serre, le domande e le risposte si uguagliano. Non ci sono risposte definitive e tutte portano a una domanda. Alla stesso silenzio e temperatura del corpo.

Omar!

Ho sentito il mio nome. Una, due, tre volte. Sono uscito dal rifugio di pietra. Nell’aria qualcosa è cambiato. La nebbia non è già la stessa”.

 

 

Omar è un prigioniero dell’isola carcere Gorgona. Nel primo capitolo del libro, ci muoviamo in uno spazio incerto, sconosciuto, poetico. Il lettore non si aspetta che Omar sia prigioniero. L’unica informazione che possiede, si nasconde nell’incertezza di un’isola, dove le colline si slanciano come animali marini mentre Omar si dedica ad un allevamento di aragoste. Ai piedi di questi animali di pietra, la fisionomia di un cadavere. Lo stesso giorno nel quale Omar decide di spedire una lettera a Emi ed a Dede, due amici lontani. Nella lettera, una data, il 29 febbraio e un luogo, Manarola. Ad aspettarli una barca e un marinaio, per un possibile viaggio alla Gorgona.

Le Gorgone, le tre sorelle dei mari, rendono immortale un mito nel quale Medusa, la più giovane, l’unica mortale, trasforma in pietra tutti coloro che la guardano. Omar conobbe Emi e Dede in un insolito viaggio in Turchia dove un amore nasce sulle storie di un amicizia.


II- Emi e il tempo

“Come se qualcuno avesse inviato un messaggio sbagliato. Potrebbe essere arrivato a un indirizzo impossibile, ad un altro nome, succede spesso, però non puoi ritornare indietro perché hai aperto la lettera ed hai visto che è scritta per te.

Piove, fuori. D’inverno a Berlino piove molto.

E freddo e grandine e neve, come se una nube nera si fosse incrostata sopra il quartiere di Kreuzberg.

Piove, dovrei andare in ufficio ma non posso muovermi.

Anche ora ti direi che difendo l’allegria dall’allegria, Omar. La stessa frase, due volte. Tra lo stesso sole e la stessa luna. La prima scritta a Istanbul, cinque anni fa. La seconda, scritta dalle tue mani, chissà da qualche giorno. L’eco della prima negli intervalli di questi anni, sotto lo stesso sole e la stessa luna”.

 

Emi, nipote di un Gastarbeiter turco, vive a Berlino e lavora in un’agenzia matrimoniale. Leila, la sua migliore amica, è morta improvvisamente. Quando riceve la lettera di Omar, parte verso Manarola. Non ha bisogno d’altre informazioni. Le poche di Omar sono sufficienti per lasciare Berlino. Attraversa in auto l’Europa, scivola durante tre giorni sulla sua mappa mentale nella quale s’incrociano le memorie di suo nonno con quelle di Pietro, nonno di Omar, sopravvisuto dei campi di sterminio nazisti. Nelle poche tappe verso Genova, le microstorie quotidiane di personaggi sconosciuti entrano nel suo diario d’inverno. A Manarola, i due imprevisti più intensi: Dede e la barca che gli porterà in Gorgona, l’isola da dove Omar ha inviato le sue lettere.


III- Dede e lo spazio

“Le linee del mare e del cielo si uniscono come due braccia, un cane lupo guarda il tramonto, selvaggio, assetato, la notte si stira e diviene casa.

Come fantasmi erranti senza rifugio ostinatamente si lamentano. Quando ricordo questa frase non esiste tetto sopra i miei occhi. Sono in una terrazza, edifici, quadrati, rumori, antenne, cupole immaginarie, immagini che non copulano, provano ad afferrarsi a qualcosa nel muscolo pixelato che modella la città. Ritorno a respirare su questa terrazza. Vado via da Barcelona. Il respiro non si anniderà più nella mia gola, potrei iniziare a cantare. Avrò tutta una notte per incontrare la verticalità.

Per tutta la notte, la notte è tutta”.

 

 

Dede è nato a Lione e con i suoi 24 anni decide di intraprendere un viaggio che lo porta in Turchia e a Barcellona. Vi rimane cinque anni, fino all’arrivo della lettera di Omar. Ha cercato le tracce di suo nonno, che scappò dalla Spagna nell’ultimo tentativo repubblicano di difendere Barcellona dalla morte franchista. Dede ha tre giorni per arrivare a Manarola e decide di farlo in nave. La costa francese segnala la storia di esili conosciuti, mentre il Mediterraneo erode le memorie. Quando Genova appare all’orizzonte, ritornano gli odori di una battaglia. A Manarola, due emozioni: Emi e la Gorgona.


IV- Parentesi aperte

“Da tre giorni non esco dalla mia stanza. Si sono unite la febbre e la debolezza, come se la forza si fosse smarrita nella lettera e in quest’attesa. Sono stato in una bolla di febbre e sudore. La cosa peggiore è aprire gli occhi, quando ti svegli e vedi che il mondo scivola su un’erba sola e quella nuvola porta molto più di una pioggia, o perchè le onde sono le uniche che hanno la capacità di ritornare con la stessa forza.

Da tre giorni, senza andare al vivaio delle aragoste, senza nascondermi nel rifugio di pietra, circondato dai libri che restano sulle mensole. Aspettandovi, con la luce della tramontana e del faro. Questo vento del nord ha picchiato sulle finestre ed alla porta, violento, rabbioso, e in tre giorni, o sei, o nove, però sempre di tre in tre, il mare ritorna se stesso. Anche le nuvole. E improvvisamente il silenzio, ma non ho avuto ancora il tempo di accettarlo”.


È il 29 di febbraio. Omar attende l’arrivo dei suoi amici nella barca di Gastone, che gli avrà imbarcati a Manarola, se tutti sono arrivati in tempo. Nell’attesa, ritornano soltanto i motivi della sua prigionia. Un incidente in una serra di Savona che trascende in un omicidio. Omar, da poco tempo in Gorgona, ottiene il primo permesso dal direttore del carcere, il permesso di una visita. Gastone, pescatore e abitante dell’isola, ha sempre detto a Omar di non guardare la medusa, ricordando il canto XI della Divina Commedia. Perchè l’unico modo per non trasformarsi in pietra è suonare il flauto. Gastone ha offerto la sua casa a Omar per permettere ad Emi e Dede di fermarsi un tempo sull’isola. Omar vede spuntare la barca di Gastone. Varie ombre lo accompagnano. Dalla barca, Emi e Dede vedono Omar. Ancora nessuno dei tre amici capisce che significherà ritornare ad incontrarsi e risvegliare antiche passioni.

 

Bio-bibliografia de Ixiar Rozas

“Ogni cosa ha la sua pelle e le sue ossa, la sua apparenza ed il suo essere, la sua maschera e la sua verità”, scrive il pittore Franz Mark riferendosi alla certezza interna delle cose. Nel corso degli studi di Scienze dell’Informazione, compresi la trappola: dietro l’occhio che guarda, nell’assenza di una sola oggettività, ci sono sempre tante verità come occhi. Dubitare davanti alle apparenze ed alle parole. Per questo motivo scelsi la ricerca che inizia dentro e guarda fuori; per alimentarmi di tutta la dimensione spazio-temporale, delle mie condizioni di sensibilità, e ritornare dentro: un tentativo di avvicinamento alla complessità molteplice delle realtà e delle verità che ci circondano.

Lo studio dei meccanismi della sceneggiatura ed il lavoro di sceneggiatrice a Barcelona, città decisiva nella mia formazione, collaborarono a questa ricerca. Edo zu edo ni (2000), il mio primo romanzo, venne concepito proprio a Barcelona. Dopo vennero il poemario Patio bat bi itsasoen artean (2001) e Luego les separa la noche (Erein 2003), la traduzione del mio secondo romanzo Sartu, korrontea dabil (Erein 2001), finalista del Premio nazionale basco di letteratura. Su un altro piano, con la trilogia della giovane Yako (creata attorno ai quattro elementi naturali) entro nel territorio della letteratura giovanile. Negutegia (Pamiela 2006), di recente pubblicazione, si alimenta di tutto ciò che riassumo in questa breve poetica. Decisive per questo romanzo sono le esperienze di Residenza internazionale presso la Fondazione della casa editrice Ledig Rowohlt in Svizzera e New York (su invito diretto dello scrittore John Berger).
Attraverso pratiche espressive differenti e diverse proposte culturali, spesso l’origine o il risultato della mia continua necessità di ricerca. Sono ideatrice e direttore artistico di www.periferike.org, iniziativa che organizza gli incontri interdisciplinari Memorie Periferiche (Livorno, 2003) e Periferiak (Bilbao-San Sebastiàn, 2004, 2005 y 2006). I documentari di creazione Laberinto de mentiras, Humano caracol (in corso) e la pubblicazione di Begiradak. Miradas y memorias desde el margen- glances and memories from the fringes (Periferike-Koldo Mitxelena, 2005) sono i risultati tangibili di queste esperienze.
Nell’ambito delle arti sceniche, ho frequentato i corsi di drammaturgia teatrale di Jose Sanchis Sinisterra. Pubblico l’opera teatrale Una sola noche/ Gau bakar bat (Hiru 2004), dalla quale estraggo una versione poetica che diviene una piece di danza-teatro, messa in scena nel festival P de Pedra (Santiago de Compostela). Il poema omonimo, che fa parte della pubblicazione, viene tradotto all’ inglese (rivista Tribes) ed all’italiano (festival Mediterranea).
Più recentemente, partecipo a differenti laboratori, vere e proprie sperimentazioni di corpo e scrittura, organizzati dal centro di creazione L’Animal a la Esquena (Girona) e Moare Danza (Vitoria-Gasteiz). Attualmente partecipo al processo creativo di God Dog, piece di danza-teatro diretta da Toni Cots e nel progetto Sites of imagination.

 


Dice l’Editore Pamiela di Ixiar Rozas e di Negutegia

La casa editrice Pamiela, che pubblica tra gli altri lo scrittore più conosciuto e tradotto del mondo lettarario basco, Bernardo Atxaga, afferma:
“Ixiar Rozas, (Lasarte-Oria, Gipuzkoa, Spagna, 1972) giornalista e sceneggiatrice, inizia la sua carriera letteraria con il romanzo Edo zu edo ni. Nella sua bibliografia si compongono diversi generi: poesia, romanzo, racconto, teatro e narrativa giovanile. È direttore artistico degli incontri Periferiak, progetto del quale edita la pubblicazione Begiradak (Miradas y memorias desde el margen) e realizza i documentari di creazione Laberinto de mentiras e Humano caracol.
È una delle penne più interessanti della nuova generazione di scrittori baschi, già consacrata. Ha pubblicato principalmente romanzi, ma sono diverse le sue incursioni negli altri stili (teatro, poesia, literatura juvenil...). Partecipa attivamente agli incontri culturali a livello europeo (Ledig Rowohlt, Mediterranea, etc), e non solo (Tribes, New York), ed è responsabile della sua organizzazione (periferike.org). Il suo stile letterario apre nuovi orizzonti ed apporta profondi stimoli all’archittettura del romanzo, in una relazione costante con i temi dell’attualità.
Nel romanzo Negutegia (in italiano Serra; nel suo significado originale ha anche il senso di “calendario d’inverno”) si narra, in forma corale e fragmentata, il viaggio di vari personaggi da diversi luoghi d’Europa, fino all’incontro con un amico comune. Le storie, come in un diario interconnesso, sulle quali scivolano ricordi e realtà. La struttura del romanzo- la forma e il contenuto si corrispondono e miscelano in modo originale e dinamico- innietta nella narrazione una tensione letteraria, spunti di modernità... Fino a renderlo un libro appassionante dal quale si sprigiona una senso di credibilità e realtà. Si tratta di una svolta fondamentale nella sua carriera di scrittrice.
Negutegia racconta storie di sradicamento. Omar, nipote di un sopravvissuto a un campo di concentramento nazista, invia una misteriosa lettera ai suoi amici Emi e Dede dall’isola-carcere della Gorgona (Livorno, Italia), nella quale è detenuto. L’appuntamento è per il 29 di febbraio a Manarola, costa della Liguria, dove una barca gli aspetterà per portarli fino all’isola. Emi, tedesca di famiglia turca, viaggia in auto da Berlino. Dede, il nipote di un repubblicano catalano esiliato in Francia, attraversa il mediterraneo in nave da Barcellona. Durante il loro viaggio alla Gorgona, i personaggi del romanzo tracciano le proprie cartografie personali e riflettono sulle rispettive dimensioni del tempo e dello spazio, condizioni di sensibilità del presente”.

 

www.euskara.it